La loggia sul tempo

La loggia sul tempo

Su una facciata di pietra al tramonto la loggia spicca, sulle mensole lavorate in pietra serena. Sono mangiate dal tempo, mentre il tempo porta un cielo sereno e di fronte chissà quale vista sulla valle. Guardare lontano da una costruzione antica rende il senso del tempo andato e di cosa si prepara a venire

Quando il lusso era il tempo

Quando il lusso era il tempo

A Roma vicino a piazza Mazzini molte case hanno decorazioni preziose. Soprattutto i cornicioni e la parte alta degli edifici sono finemente, a volte pesantemente, decorati.
L’immagine rende il senso di un periodo in cui il lusso era il tempo e anche l’attenzione dedicati alla cura delle cose e perciò anche delle persone.
Anche la bruttura del condizionatore sulla finestra rende il senso di quanto ci siamo allineati in basso..e fa riflettere.

siderogramma

siderogramma

il progetto di allestimento per negozi di abiti di design è partito dalla curiosità di scoprire vecchie murature di Roma e connetterle con un sistema semplice ma visibile di linee fatte con scatolari di ferro.
Ne viene una linea continua, ripetuta al centro della sala, che segna in modo semplice le pareti.
L’effetto è di trovarsi a godere abiti di valore in un ambiente post industriale rivisitato ove il ferro proviene dal riciclo di materiali di base dell’epoca industriale.
Prendendo in prestito la lingua greca la linea di ferro diventa il nostro SIDERO-GRAMMA che sarà il segno dei prossimi progetti di interni

il verme

Se ti senti proprio inerme
Mentre c’è chi parla e ascolta
Prova almeno un’altra volta
A sentirti quasi un verme
Oh! Lo dico in senso buono
Utilizza il tuo buonsenso
Perché questo mondo immenso
Non precipiti in frastuono
Se il vermino ha chi l’aiuta
A trovare il suo destino
Noi dotati d’intestino
La vediamo triste e bruta
Auspichiamo venga un germe
Nell’Italia scatafascio
Un bel mazzo..non un fascio
Di bei fiori con il verme
Daje allora che è verdura
E si mangia la cultura
MUOVERSI SUL FIUME

MUOVERSI SUL FIUME

La modernità non ci ha fatto solo perdere molte ricette delle nonne o la conoscenza dei poteri delle erbe che sapevano bene i vecchi e i farmacisti. Ci ha anche allontanato da alcuni punti fissi delle necessità di un gruppo umano per vivere . Alla base di tutto l’acqua e il cibo. Roma riposa sul Tevere, Parigi sulla Senna, Londra sul Tamigi.

Il fiume è acqua che disseta, lava, consente gli spostamenti. A Roma si arrivava dal mare fin dai tempi antichi ma ancora nell’800 e nei primi del ‘900 si poteva giungere navigando al Porto di Ripa Grande e a quello di Ripetta. In tempi recenti si è più volte detto e provato a dragare il fiume e istituire servizi fissi di collegamento resi tuttavia difficili dagli alti argini della Roma Umbertina che hanno separato il fiume dalla città. Tuttavia il fiume, il Tevere come l’Aniene e altri ancora, rimane uno spazio libero in un ambiente fortemente edificato. Inoltre proprio in questo ambiente è reso difficile il sistema dei trasporti tanto più in luoghi storici dove l’archeologia è un forte limite e dove gli investimenti a volte sono pesanti se non proibitivi. L’idea di base è realizzare un servizio di mobilità in modo “ leggero” utilizzando lo spazio libero che il fiume ha conservato solamente esistendo. Questa idea l’ho pensata per poter dimostrare con uno studio di fattibilità che è realizzabile sul percorso cittadino dell’Aniene. Il fiume entra a Roma all’altezza della Tiburtina – Tor Cervara e prosegue attraversando il quartiere di Roma Nord Est molto popolati, intersecandosi con un vie consolari e fermate della metropolitana.

Realizzare un sistema di ASCENSORE ORIZZONTALE, ovvero con cabine che si muovono a chiamata, o con una vera e propria ovovia come quelle di montagna può portare passeggeri verso il centro alleggerendo le affollate linee attuali. E’ anche un’occasione per rivedere il fiume e riqualificarlo. Dire agli amministratori da cittadini che vivere e muoversi un altro modo si può, è un modo se vogliamo anche originale di contribuire al miglioramento della qualità della vita. Pur sapendo che a Roma più ancora che in altre città progetti di forte innovazione sono difficili da realizzare , il lancio di una possibilità rimane ancora un’istanza di miglioramento.

TROIA A ROMA

TROIA A ROMA

Tutti a scuola hanno sentito la vicenda degli scavi dell’antica città di Troia. Sette città una sull’altra, dove gli strati raccontano in un’unica “fetta” la sovrapposizione dei periodi storici, delle costruzioni e perciò delle vicende umane che vi si sono succedute.

Il vantaggio che ebbero gli archeologi è che si trovavano in un sito dove non c’era più una città viva in superficie.

Chi si è trovato a lavorare, come mi è accaduto per sorte e fortuna nel centro di Roma seppure in ambiti di piccola dimensione, ha scoperto che le parti di città antica che fanno parte della grande storia del luogo spesso non sono state demolite e rimosse per far spazio alle nuove costruzioni ma sono state ridotte di dimensione demolendo le parti in elevato e lasciate dove erano. Così scavando, come è successo nella zona dell’antico Ghetto di fronte all’Isola Tiberina, ci si trova di fronte a qualcosa di molto complesso e simile agli scavi di Troia. Alla fine degli anni ’90 nel corso dei lavori per il sottosuolo tecnologico sono emerse le botteghe sul fiume dell’epoca di Traiano; è stato scoperto un tempio del III secolo sotto Piazza delle Cinque Scole; è stato ritrovato l’antico cementizio romano al di sotto delle colonne del Portico d’Ottavia che erano state ricoperte dalla pavimentazione novecentesca. Soprattutto è venuto fuori in alcuni punti il reticolo delle murature che componevano la fitta rete di vicoli del Ghetto che fu demolito tra fine ‘800 e primi ‘900 con l’ingresso delle case e delle botteghe e il tracciato delle strade. Un’incredibile rivelazione , un documento di fatto ancora esistente che è difficile indagare perché per fortuna la città vitale tuttora esistente si muove alla quota superiore fatta dai rinterri necessari a realizzarla.

Ho provato a descrivere qualcosa in questo ambito nel libro Il Ghetto racconta Roma edito da Gangemi, ma è sicuro che la gran parte delle antiche vestigia rimanga nascosto al di sotto dei palazzi e delle strade. Ci vogliono finanziamenti importanti per scoprire di più ma al di sotto di alcune vie delle zone del centro della città si può riuscire a documentare in una sorta di museo all’aperto quanto esiste ancora degli antichi che ci hanno preceduto.

STRUTTURE E ARTE

STRUTTURE E ARTE

ho pensato di frequente, dalla laurea in avanti fino ad oggi, a quanto il mestiere dell’ingegnere risulti rigido e segua canali codificati seppure con le innovazioni strutturali che porta il tempo.

A guardar bene in realtà, nella storia delle costruzioni accanto agli architetti si sono avvicendati esperti di strutture che hanno saputo plasmare la materia creando elementi originali , in alcuni casi anche con un notevole valore artistico.

E’ il caso per esempio di alcuni ponti dell’antichità ma anche della materia forgiata in cemento armato del ponte di Sergio Musmeci sul fiume Basento. Non ho mai considerato il mestiere di ingegnere come qualcosa che non potesse esprimere anche una sensazione emotiva o un intuito artistico. Non è semplice risolvere un problema strutturale e contemporaneamente dare la sensazione di qualcosa che ad esempio possa volare o ancora somigliare a certe forme che si osservano in natura come le curve di una chiocciola , le zanne di un elefante, la corsa di un felino. A volte ci ho provato con risultati che lascio giudicare ad altri ma che a me hanno portato una sensazione che, al di là del mestiere, rendeva migliore lo spazio che mi era stato affidato. E’ successo ad esempio con l’intervento sulla capriata che porta un tetto nei pressi di Viterbo, dove è stato realizzato un passaggio prima impossibile. Sono partito da un disegno ad acquarello di pura invenzione che è stato poi tradotto in un calcolo e un grafico strutturale fino a giungere a quanto si può osservare nell’immagine, ovvero a un passaggio dove prima era impossibile essere e perciò con una sostanziale modifica estetica che però non varia il concetto originario della struttura storica.

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