La scelta della poesia del napoletano Edoardo De Filippo, O’ culore d’e pparole, per introdurre la raccolta di Luca Fiorentino, romano, nasce proprio dall’esplosione di colori e parole che i suoi disegni e i suoi versi suggeriscono insieme, all’unisono, a chiunque abbia mai tenuto in mano uno dei suoi piccoli quaderni da cui questa raccolta è tratta.

Qui sono il pittore e il poeta che scelgono il colore delle parole.
Il rosso, il giallo, il viola, il blu dei piccoli disegni a penna ed acquarello sono nati dalla mano di chi conosce, o per lo meno scruta profondamente, le facce, le voci, gli occhi ed il tramonto, come dice Edoardo.

Ai disegni corrispondono poesie, parole di colore anch’esse.

Disegni e versi vanno insomma di paro passo, insieme. Gli uni completano gli altri nel desiderio di Luca di fermare in un tratto di penna le emozioni, le sensazioni che si affannano in lui non appena un attimo riposa dalle sue tante e ben più materiali incombenze quotidiane. Luca Fiorentino porta sempre con se, in tasca, uno dei suoi piccoli quaderni così che quando esce da un cantiere, o riposa sugli scalini di un angolo della sua Roma, o fuma il sigaro dopo cena può veloce fissare i tratti di qualcosa che lo ha colpito. Perché per lui scrivere versi e disegnare è prima di tutto, anzi esclusiva mete, un bisogno intimo di fare il punto con se stesso, riordinare idee che veloci si rincorrono.

E sono squarci di androne che altrimenti sarebbero restati segreti, piazze silenti e linee di cupole, terrazzi e palazzi, fontane e giardini, angoli densi di piccole storie. Ma sono “piccoli” i disegni di Luca quasi a significare il timore reverenziali con cui si avvicina alle cose che guarda e ai sentimenti che muovono in lui quel mondo.

Chi vuole intendere il poeta deve andare nella terra del poeta” diceva Goethe e non c’è forse viatico migliore per entrare nelle pagine di questa raccolta, in questa terra dei sentimenti, delle pulsioni e dei colori.

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